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giovedì 24 agosto 2017

Peccato di divorzio

La corrente dell'immoralità vuol travolgere tutto; vuole abbattere anche la santità del matrimonio. Pure nelle nazioni cattoliche, quale è l'Italia, si è fatto di tutto per avere la legge del divorzio. Essendo il problema del divorzio di capitale importanza, si danno delle delucidazioni. Il matrimonio è il Sacramento che dà all'uomo e alla donna la grazia di convivere santamente e di educare cristianamente i figliuoli. Questo Sacramento lega gli sposi con vincolo indissolubile. Nessuna autorità umana, neppure il Capo Supremo della Chiesa Cattolica, ha il diritto di scioglierlo, finché gli sposi sono in vita. Soltanto la morte di uno dei coniugi spezza tale vincolo. L'indissolubilità è legge divina; infatti Gesù Cristo ha detto: «L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto» (San Matteo, XIX-6). Essendo il divorzio proibito da Dio, pecca gravemente l'uomo che lascia la propria moglie per convivere con un'altra donna, come pecca la donna che abbandona il proprio marito per convivere con un altro uomo. Ancorché in una nazione ci sia la legge del divorzio, chi si serve di essa per divorziare, commette peccato mortale, anzi si lega ad una terribile catena di peccati mortali quotidiani. I divorziati sono pubblici peccatori ed i loro figli sono figli del peccato. Per conseguenza i divorziati non possono né confessarsi, né comunicarsi, né ricevere alcun altro Sacramento; non sono ammessi a fare da padrini al Battesimo ed alla Cresima [...]. Queste sono le pene ecclesiastiche riservate a chi divorzia. Nei rapporti con Dio i divorziati sono molto da compiangersi; vivendo essi nello stato abituale di peccato, sono sotto la spada della Divina Giustizia. Guai a morire in tale stato! Li attende l'inferno, ove sconteranno in eterno i pochi anni di vita di piacere. Il Creatore, che ha dato una legge, essendo infinitamente giusto, non può non punire chi la calpesta.

(Brano tratto da "Combattimento spirituale" di Don Giuseppe Tomaselli).