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lunedì 26 giugno 2017

San Giuseppe aiuta i poveri

Nel 1930 a Buenos Aires c'era un Ospi­zio di tisici, affidato alle Figlie della Ca­rità.

Le spese quotidiane superavano le en­trate, cosicché la Superiora si trovò in brutte acque. Il padrone dell'edificio era un uomo inesorabile; non ricevendo la somma dell'affitto, stanco di attendere, ordinò lo sfratto.

Si era all'ultimo giorno. La Superiora, non sapendo cosa fare, diede ordine di non ammettere alcuno a parlare con lei.

Era sera e si chiuse in camera. Qui pre­gò San Giuseppe con fede, affidando a lui la triste situazione.

Nella serata si presentarono al portone dell'Ospizio due Suore, di cui una era la Superiora Generale delle Religiose Gianelline di Bobbio. La portinaia non vo­leva farle entrare, in base all'ordine ri­cevuto; ma dopo insistenze chiamò la Superiora.

Si svolse questo colloquio: Sono la Ma­dre Generale di un Ordine Religioso; domani partirò per l'Italia. Eseguisco una commissione, ricevuta quest'oggi. Qui, a Buenos Aires, risiede un italiano che mi ha consegnata una grossa somma per quest'Ospizio. Mi ha detto che intende ringraziare per le cure che ha ricevuto tempo addietro in questo ricovero. La Superiora scoppiò in pianto e dis­se: San Giuseppe mi è venuto in soccor­so! Con questa somma non ci sarà lo sfratto! -

L'episodio fu narrato in Italia dalla stessa Madre Generale delle Suore Gianelline di Bobbio.


[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

mercoledì 21 giugno 2017

Morire bene

In tutti gl'istanti della vita si ha biso­gno dell'assistenza di Maria Santissima. Il momento più importante della nostra di­mora terrena e quello della morte. Chi muore bene, è salvo eternamente; chi muore male, è perduto in eterno. La Santa Chiesa, memore di ciò, ha vo­luto unire al saluto angelico una preghiera particolare. L'Ave Maria ha due parti; la prima contiene le parole che l'Angelo Ga­briele rivolse a Maria Vergine; la seconda parte è un'invocazione ardente ed amo­rosa: Santa Maria, tu che sei la Madre di Dio, prega per noi, poveri peccatori, ades­so ... in ogni istante della nostra vita ... ma specialmente nell'ora della nostra morte.

Decine, e forse centinaia di volte, si ripete giornalmente l'Ave Maria. Biso­gna fermare sempre l'attenzione sull'ulti­mo punto, per ottenere realmente dalla Madonna la sua assistenza nell'ora della morte. Com'è dolce morire con la Madonna vi­cina! Anche quando non si vede con gli occhi del corpo, Ella è là al capezzale dei suoi devoti. Satana tenta negli ultimi istanti, ma con Maria Vergine vicina non può cantare vittoria. A quante anime è apparsa la Madonna sul letto di morte! ... Frutto della meri­tata assistenza! La grazia della buona morte si chieda alla Madonna con fede ed amore. Si faccia qualche pratica particolare in onore di Maria per meritare questo favore.

[...] Il Vescovo francese Dupanloup rac­conta:

- Una ricca e giovane signorina, che aveva appena venti anni, trovavasi in punto di morte e ricevette gli ultimi Sa­cramenti.

Il Sacerdote voleva consolare la pove­retta; ma essa sembrava che non avesse bisogno di conforto. Meravigliatosi il Sacerdote di una sì grande tranquillità, gliene domandò spiegazione. La giovane rispose: Da quattro anni ho recitato sem­pre il Rosario, supplicando così, almeno 50 volte al giorno, la Vergine Santissima di pregare per me nell'ora della mia mor­te. È dunque impossibile che la Madonna non mi aiuti in quest'ora; io sono assai convinta che mi soccorrerà e mi condurrà con se in Cielo. -­

Difatti la giovane fece una morte dol­cissima.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

martedì 20 giugno 2017

Fare sacrifici per i peccatori

Nel 1917 apparve la Madonna a Fa­tima a Lucia Dos Santos ed a Giacinta e Francesco Marto; disse loro: Sacrifi­catevi per i peccatori e dite spesso, spe­cialmente nel fare qualche sacrificio: « O Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori ed in ripara­zione delle ingiurie commesse contro l'Immacolato Cuore di Maria! ... ». Re­citate il Rosario, dicendo alla fine di ogni postina: O Gesù mio, perdonate le no­stre colpe, preservateci dal fuoco dello inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia!... -Badate che molte anime vanno all'inferno, perché non vi è chi si sacrifichi per loro. -

La Madonna vuol salvare i suoi figli a tutti i costi. È necessario dunque ri­fugiarsi sotto il suo manto materno ed attaccarsi sempre più alla sua devozione, se vogliamo salvare l'anima nostra e pre­parare al mondo un'era nuova di pace e di religiosità. [...]

L'uomo, Adamo, peccò nel paradiso terrestre per mezzo della donna, Eva. L'uomo-Dio, Gesù Cristo, ha voluto sal­vare l'umanità per mezzo di una Donna, Maria, Vergine. Gesù è il Redentore, la sua Madre Santissima è la Corredentrice. Egli ebbe il martirio del corpo; la Madre sua quello del cuore. I dolori di Gesù e della Madonna riaprirono il Paradiso alla misera umanità; è giusto quindi amare ed onorare la seconda Eva, quale tenera Madre.

Ognuno ha la madre del corpo; tutti però abbiamo una Madre comune, la Ma­dre dell'anima, Maria Santissima. [...] Alla madre terrena si deve amore, ri­spetto, ubbidienza; alla Madre celeste si deve ancora di più! Per quanto si faccia verso la Madonna, non si fa mai troppo. Conviene perciò moltiplicare gli atti di ossequio e di amore verso la Regina del Cielo, sia perché ne è degna, sia perché abbiamo bisogno della sua continua pro­tezione.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

lunedì 19 giugno 2017

Questa vita è chiamata valle di lacrime

Questa vita è chiamata valle di lacrime; si nasce piangendo e si muore tra gli spasimi dell'agonia. Quante malattie affliggono il povero corpo umano! ... Quanti pericoli incontra l'anima nel mondo!... Quanti bisogni urgenti fanno trepidare la misera creatura umana. Quanto è terribile il momento della morte! ...

Chi può venirci in aiuto, in tanti bi­sogni, più della Madonna? ... E la Ma­donna è contenta di venirci in soccorso, come la madre è lieta di aiutare i figli bisognosi.

Ma perché Maria Santissima faccia la sua parte di madre, è necessario che noi facciamo la parte nostra di figli. Dob­biamo invocarla spesso con amore e con fede. Dobbiamo onorarla più che sia pos­sibile, per attirarci i suoi sguardi miseri­cordiosi.

Siamo in questa valle di lacrime come in viaggio verso l'eternità; unico scopo della vita presente è assicurare la salvezza eterna. Chi onora la Madonna, ha assicu­rato il Paradiso. Dice la Sacra Scrittura: Coloro che mi onorano, avranno la vita eterna! -

[...] Non basta dire: Io amo la Madon­na! ... Recito il Rosario in suo ono­re!... Porto al collo la sua medagliet­ta! - Se la devozione alla Santa Vergi­ne si fa consistere soltanto in queste cose, si è in grande errore! Tale devozione sareb­be come una semplice vernice.

Perché si possa dire: Io onoro davvero la Madonna! - è necessario unire alle pratiche esterne l'imitazione delle sue virtù. Come può la Regina del Cielo gra­dire gli atti di ossequio dei suoi figli, se il loro cuore non è in armonia con Dio... se s'intessono preghiere e peccati?

Si tenga dunque presente che la vera devozione alla Madonna consiste nel vi­vere in grazia di Dio e nello sforzo d'imi­tare le sue virtù.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

domenica 18 giugno 2017

Guarigione ottenuta grazie a San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

La purezza è necessaria all'anima ed è anche utile al corpo. L'immoralità è la rovina dell'anima e del corpo.

Un giovane si era dato ai vizi ed in breve perdette la fede e la salute. Fu ri­coverato nell'ospedale.

Una Suora si accorse che l'infermo era lontano da Dio e cercò la via per fare breccia nel cuore di lui. Il giovane alle amorose cure rispondeva con parole bef­farde. Ma la Suora, fiduciosa nella con­versione, non si stancava di dire la buo­na parola e di pregare. Le venne l'ispira­zione di affidare l'impresa a S. Giuseppe.

Un pomeriggio l'infermo si era levato da letto e passeggiava all'aperto. Ad un tratto senti una forte commozione ed av­vertì nuove idee nella mente: Vita fu­tura... inferno... Paradiso... Il suo animo era in tempesta. San Giuseppe, pregato dalla Suora, in quel momento agiva nel suo cuore.

Fu tale l'impressione, che l'infermo volle il Cappellano dell'ospedale e gli dis­se: Per carità, dia un poco di pace all'a­nima mia! - Fu esortato a confessarsi.

L'indomani mattina il peccatore era ai piedi del Confessore, per detestare le sue colpe e riceverne l'assoluzione. Sentì il dovere di ringraziare San Giuseppe per la grazia dell'anima ed anche della sa­lute, che subito riacquistò.

venerdì 16 giugno 2017

Ripresa dei post

Cari lettori, il blog finalmente ha cominciato a salire di posizione sui motori di ricerca, quindi ho deciso di riprendere nei prossimi giorni a pubblicare nuovi post su don giuseppe (sopratutto brani tratti dai suoi scritti). Il mio scopo è di pubblicare un nuovo post al giorno, spero di riuscirci.  :-)


venerdì 2 giugno 2017

Don Giuseppe Tomaselli un grande esorcista

Tra alcuni cattolici praticanti si è diffusa l'erronea opinione secondo cui il demonio non esiste o se esiste non è pericoloso. Ho tratto dal libretto "Satana nel mondo" scritto dal celebre esorcista Don Giuseppe Tomaselli (1902 - 1989), il racconto di un esorcismo effettuato dall'autore stesso, nella speranza che qualche miscredente possa ricredersi. Il demonio odia molto la Madonna, la quale riesce a strappargli molte anime e a portarle a Gesù buono.

La serietà dello scritto è comprovata dalla fama di santità di Don Giuseppe Tomaselli oltre che dall'approvazione ecclesiastica.

Visto per la Società Salesiana
Catania, 18 - 4 - 68
Sac. Calogero Conti

IMPRIMATUR
S. Lucia del Mela 13 - 5 - 68
+ Francesco Tortora
Vescovo-Prelato

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PRIMO INCONTRO

Un giorno, 18 maggio 1965, venne a trovarmi un uomo. Così mi parlò: - Sono stato indirizzato a lei dalle Suore di San Paolo della città. Sono molto sofferente. Sono stato in giro tanto tempo per avere sollievo; ma ormai sono stanco. Mi aiuti lei!

- Di che cosa si tratta?

- Ho disturbi diabolici. Prego, prego, prego sempre. L'unica mia forza è la preghiera.

- Che lavoro compie?

- Prima ero impiegato nell'Amministrazione Provinciale della mia città. A causa dei miei continui e forti disturbi, dovetti lasciare il lavoro.

- Vediamo se i suoi disturbi sono proprio diabolici, poichè potrebbero provenire dal sistema nervoso indebolito. Di salute come sta?

- Fisicamente sto bene. Sono stato da specialisti, ho avuto visite, mi hanno esaminato con i « Raggi X », mi hanno fatto analisi di tante specie ed è risultato sempre un organismo perfettamente sano.

- Quanti anni tiene?

- Trenta quattro.

- Ora dica: Come sono cominciati i suoi disturbi?

- Circa sette anni addietro all'improvviso cominciai a sentirmi male, in tutto il corpo, come oppresso da un peso. E poi ... dolore di viscere, dolore alle ossa, la gola serrata ... Mi abbattei e credevo di morire.

Dopo qualche tempo mi apparivano cose strane, ad esempio, un grosso serpente che mi attorcigliava e mi mordeva. Io tremante pregavo.

Spesso, di notte e di giorno, mi apparivano esseri mostruosi, in forma di demoni, e questo mi terrorizzava.

A letto talvolta sentivo tirarmi le coperte; nella mia camera apparivano luci e fiamme.

Per due anni non sapevo a chi confidare le mie pene. Pregavo e solo così avvertivo qualche sollievo. Quando mi decidevo a fare la Comunione, provavo un senso di disgusto; ma mi comunicavo lo stesso.

Siccome pregavo molto, durante la preghiera udivo vicino a me uno che bestemmiava contro Gesù Cristo e contro i Santi. Subito guardavo attorno e non vedevo alcuno.

Mi piacevano le letture sante. Comprai la Bibbia ed altri libri religiosi; ma il demonio, assalendomi, me li faceva strappare.

Poichè i disturbi non cessavano, ed anzi aumentavano, decisi farmi esorcizzare per cacciare il demonio.

Andai in diverse città d'Italia, anche in Francia, a Chalon ed a Lione, per farmi liberare da Sacerdoti capaci. Mi recai anche da Padre Pio, il quale mi disse: Io ti benedico e speriamo che durante il viaggio di ritorno a casa il demonio ti lasci per sempre. -

Invece tutto è continuato come prima. Spesso i demoni, in grandi schiere, mi circondano e mi fanno soffrire.

Avrei tante altre cose da dire, ma ne faccio a meno.

Mentre avveniva il primo incontro di quest'uomo con me, nel mio ufficio venne un Vescovo. Approfittai dell'occasione.

- Eccellenza, quest'uomo è indemoniato. Vorrebbe essere liberato; prega molto e spera.

- Ma è proprio indemoniato? - soggiunse il Vescovo.

- Eccellenza, ecco una prova! L'indemoniato davanti ad un oggetto sacro reagisce subito e questo è uno dei tanti segni dell'ossessione. Voglia osservare! - Appena l'uomo vide il Crocifisso che io tenevo in mano, il demonio si manifestò. L'ossesso indietreggiò, alterò la voce, il suo volto si fece strano e giù bestemmie contro Dio e la Madonna. Poi inveì contro il Vescovo con parole e con gesti triviali, quantunque Sua Eccellenza fosse un Pastore esemplare.


Impallidì il Vescovo e disse:

Tu, o demonio, sarai vinto dalla Madonna. Ti mostri forte con noi, ma la Madonna è più forte di te.

Dopo questa battuta il Vescovo disse a me e ad altri tre presenti: Veramente qui c'è il demonio! -

Allora tracciai un segno di Croce sulla fronte dell'ossesso ed all'istante fu lasciato libero; infatti ritornò normale, risollevato e baciò il Crocifisso con devozione.

Vista la situazione, dissi all'uomo: Lei ha bisogno degli Esorcismi solenni. Per riuscire nell'impresa, che non è facile, occorre tempo. Date le mie occupazioni, non intendo mettermi a fare gli Esorcismi. Si rivolga ad altro Sacerdote, che possa mettersi a sua disposizione. -

L'indemoniato dopo qualche tempo partì dalla mia città e ritornò al luogo natìo.

SECONDO INCONTRO

Trascorsero due anni.

Una domenica, mentre rincasavo sul mezzogiorno, un tale si avvicinò e mi baciò la mano. Era l'indemoniato. Gli dissi:

- E lei è in questa città?

- Siccome nella mia città sono conosciuto e sento vergogna, preferisco stare qui.

- Ed ora cosa fa?

- Cammino. Devo camminare per almeno cinque ore, anche sotto la pioggia e con il freddo. Il demonio che ho addosso vuole così.

- Ma ancora non si è liberato? - E chi mi libera? -

Ne ebbi compassione. - Beh, soggiunsi, per questa volta mi metterò io. Venga a trovarmi e così si daranno le botte al demonio. Intanto preghi!

- E si che prego! Prego continuamente, con la bocca o con la mente, per sei o sette ore al giorno, invocando il Sangue di Gesù Cristo! Povero me se non pregassi! Ripeto spesso: Satana, ti sgridi Dio! ... Il Sangue di Gesù Cristo ti abbatta! ... - E mi comunico ogni giorno.

- Dunque si faccia coraggio! Domani l'attenderò.

Vengono a trovarmi tanti. Mentre mi disponevo a fare le forti preghiere per l'indemoniato, giunsero alcune donne ed alcuni uomini, persone già messe a conoscenza del fatto.

Domandai all'indemoniato, che era piuttosto sereno: Lei permette che assistano costoro?

- Niente di male; purché non ci sia qualche fotografo.

- Stia tranquillo! Frattanto si disponga. Mentre lotterò con il demonio, lei preghi nella mente. -

Erano presenti un gruppetto di pie donne, un dottore, tre professori, due sottufficiali di Questura, alcuni padri di famiglia e qualche giovanotto.

Prima d'iniziare dissi:

Se qualcuno ha paura di assistere all'esorcismo, si allontani. Raccomando ciò specialmente alle donne. - Si allontanò solo una madre di famiglia.

Continuai: Non fatevi meraviglia se quest'uomo bestemmierà o dirà parolacce; non sarà lui, ma lo spirito maligno. Ed ora mettetevi in ginocchio. Recitiamo tutti l'atto di dolore. Umiliamoci profondamente davanti a Dio!

Mentre ci si disponeva a questo, il demonio cominciò a tormentare l'uomo. Subito iniziai la preghiera, dicendo solo nella mia mente:

« Signore, sono nulla al tuo cospetto e molto debole davanti alle potenze infernali. Per la dignità sacerdotale, di cui mi hai rivestito per la tua misericordia, per le preghiere dei presenti e per la tua vittoria su Satana, fa' che io possa dominare il maligno spirito e permetti che egli dica qualche cosa, che un giorno possa giovare alle anime ».

Quantunque avessi pregato mentalmente, il demonio conobbe il mio pensiero e frattanto mi guardava con occhi biechi.

L'ossesso improvvisamente contorse il collo a più riprese, agitava spasimante ora le braccia ed ora le gambe e bestemmiava contro il Signore e la Madonna.

Toccai con il dito le sue labbra e subito tacque.

Tenendo poi la mia mano sopra il suo capo, in segno di dominio come Ministro del Signore, gli dissi:

- Se Dio te lo permette, dimmi il tuo nome!

- Sono il principe degli angeli ribelli, Lucifero! -


Udito ciò, dissi ai presenti: Invochiamo allora l'Arcangelo San Michele, il vincitore di Satana.

- Michele, esclamò l'ossesso, ... lo conosco! ... Abbiamo lottato assieme e poi mi ha precipitato ed incatenato negli abissi infernali! -

Tre volte invocammo San Michele e ad ogni invocazione Satana fremeva sempre di più, tormentando il paziente.

Continuai: Che peccato hai fatto in Cielo?

- Tu lo sai! ... Mi ribellai a Dio... Del resto, leggi la Scrittura.

- Che Dio ti maledica, o Satana!

- Ma io sono già maledetto!

- Nel nome di Dio, ti comando di rispondere: Come mai tu, che in qualità di capo mandi in giro i demoni e ti servi di loro, questa volta sei venuto in costui tu personalmente?

- Non riescono, perchè lui prega troppo. Ma ora devo lasciarlo e ritornare nel pozzo infernale. Là aspetto voi! Ma quest'uomo andrà altrove. Vi aspetto con me nel fuoco! - Ed alterando la voce da far paura, soggiunse: Ma ... fuoco fuoco!

- Che differenza c'è tra il fuoco della terra e quello dell'inferno?

- Quello della terra è materiale; quello dell'inferno è di potenza divina. - Se si proponesse a te: Se farai la tale o tal'altra cosa, tu uscirai dall'inferno! - cosa saresti disposto a fare?

- Ipotesi inutile! La mia condanna è eterna.

- Nel nome di Dio, rispondi ancora! Le anime che stanno nell'inferno, per quali peccati vi sono cadute?

- Tu lo sai.

- Lo so; è per la disonestà. Ma in modo particolare?

- Per adulterio, per omicidio, per ateismo.

- Se Dio ti permette di parlare, rispondi su questo: Quando tu vai in giro per il mondo, cosa fai?

- Tento; lavoro nella mente umana. Spingo alla bestemmia, all'omicidio, all'odio, al furto, all'impurità e ad altri peccati. Rovino più anime che posso. Ma devo anche dire che in questo mio lavoro talvolta sono percosso dal Creatore e daglí Angeli. -

Pensando che le dichiarazioni di Satana, un giorno pubblicate, avrebbero potuto essere utili alle anime, continuai ad interrogarlo. Certamente il maligno rispondeva perché era obbligato a farlo.

- Che lavoro fai con quelli che si confessano?

- Dopo averli spinti al peccato, li accompagno sino al confessionale; li tento affinchè dicano bugie al Confessore. Però i buoni non mi danno ascolto.


- Presso i moribondi cosa fai?

- Sino all'ultimo dò l'assalto, nella speranza di vincere.

- Se venissero nel mondo coloro che sono nell'inferno, cosa direbbero ai viventi? -

A questo non rispose.

Credo che la risposta sia quella data da Gesù Cristo nella parabola del ricco Epulone: Se non ascoltano Mosè ed i Profeti, non crederanno nemmeno se uno risuscitasse dai morti. - (S. Luca - XVI - 31).

Il che significa: Se certi dannati si presentassero nel mondo e parlassero dell'inferno, i cattivi li piglierebbero per pazzi e non crederebbero lo stesso.

Frattanto tutti i presenti guardavano l'indemoniato. I loro volti erano pallidi e gli occhi sbarrati, meravigliati di ciò che vedevano ed udivano. Osservai che i più impressionati erano gli uomini. Esortai tutti ad intensificare la preghiera. Satana inferocì; faceva segni poco educati, gridando: Miserabili, non pregate! ... Bestemmiate! ... Andate piuttosto a divertirvi al cinema!... -

La rabbia satanica si riversò sull'ossesso. Questi provava forti attacchi dolorosi, ora al cuore, ora alla testa ed ora ad altre membra; compresi ciò perchè egli spasimante portava la mano sulle varie parti del corpo, indicando ove soffriva di più.

Appena poggiavo la mano sacerdotale sulla parte sofferente, all'istante cessava lo spasimo locale. Satana era sotto il dominio della potestà del Sacerdote.

Intanto facevo internamente atti di umiltà. Guai a me ed all'ossesso se io avessi fatto qualche atto di superbia! Avrei rese nulle le fatiche dell'esorcismo. Il maligno tentò assaltarmi dicendomi parole di lode. Per grazia di Dio compresi e respinsi l'assalto.

Vedendosi alle strette, il brutto spirito esclamò:

- Maledetto il momento in cui quest'uomo s'incontrò con te! ... Ti piglierei a schiaffi, come ho fatto con altri; ma non posso farlo! ... E voi, donnacce, che pregate, sappiate che io potrei torcervi il collo a tutte; ma non mi è permesso farlo! Voi pregate e con voi c'è la potenza divina!... Posso vendicarmi soltanto sopra questo uomo. Come tormentai Giobbe nel corpo, così tormento questo miserabile! Non posso toccare l'anima sua, ma il corpo sì; ed allora lo faccio soffrire, portandolo in giro sotto la pioggia, e lo spavento con orribili visioni! -

E qui bestemmie! Gli toccai le labbra e tacque.

- Se è volontà di Dio ed Egli te lo permette, rispondimi:

- Sei solo in quest'uomo?

- Con me ci sono tanti altri. Ho a disposizione una legione di combattenti, demoni a me soggetti. Andiamo in giro per la terra. Conosco tutti e conosco tutte le lingue ed i dialetti. Potrei parlare in tedesco, francese, inglese, spagnolo, portoghese ...

A queste parole pensai:

Se gli permetto di parlare in lingua estera, forse Dio non sarà contento, quasi io volessi appagare la mia curiosità, e tanto più che tra le norme degli Esorcisti c'è anche questa: Non si facciano domande di curiosità - Inoltre pensai: Questa potrebbe essere un'insidia diabolica, perchè, ascoltando lui con interesse, smetteremmo tutti di pregare. Per tal motivo non gli permisi di parlare.


Proseguii nelle mie domande:

- Quali luoghi della terra tu preferisci?

- Certamente gli abitati, perché là trovo le anime.

- Se hai altro da dire e Dio te lo permette, parla!

- Ho da dire questo: Devo lasciare quest'uomo e ritornare nel pozzo eterno, ove Michele mi ha incatenato.

- Vedi come Gesù trionfa sopra di te!

- Il Cristo morendo in Croce mi ha schiacciato!

- Anche Maria Santissima ti ha schiacciato il capo!

- Ah, questa Donna! ... Non dirò mai il nome di questa tale! -

I presenti ripetevano a coro: Viva Maria! ... Viva Maria! ... -

La faccia dell'uomo divenne così brutta, come mai l'avevo vista; dicevo tra me: Sembra proprio la faccia del diavolo!

- Ed ora, esclamai, va' via Satana! La Madonna deve cacciarti! -

Allora feci nella mia mente la seguente preghiera, invitando i presenti ad unirsi alla mia supplica:

« O Dio, per la bontà che hai avuta nel dare all'umanità la Vergine Santissima per Madre, per il suo Immacolato Concepimento, per la sua dignità di Madre di Dio, per la sua Assunzione al Cielo, per la sua potenza quale Regina degli Angeli e dei Santi, ti prego, libera quest'uomo! »

Sull'istante l'uomo esclamò: « Viva Maria! » -

Si alzò da sedere tranquillo e sorridente, dicendo: Sento di essere leggero! ... Sono a digiuno, ma ho tanta gioia da non sentire voglia di mangiare!


CHIARIFICAZIONI

- Ed ora, gli chiesi, mi chiarisca qualche cosa. Durante il colloquio che ho tenuto con Satana, lei cosa faceva?

- Pregavo nella mia mente, invocando il Sangue di Gesù Cristo.

- Vedeva me e queste persone presenti?

- Non vedevo nessuno di voi. Vedevo qui, alla mia sinistra, staccati da voi, centinaia e centinaia di demoni, brutti brutti. Davanti a me, qui, c'era Satana, grande, con le ali come un pipistrello; l'ho visto anche in forma di dragone, cioè, di grossissimo serpente, disteso qui, con la bocca orribile e talvolta mi mordeva.

- Ha sentito me, mentre parlavo con Lucifero?

- Ho sentito nulla.

- Eppure c'è stato un dibattito interessante!

- Ma io non so cosa abbia detto.

- Le spiego il fenomeno. In questa lotta con Satana lei era libero nella sua mente e poteva pregare. Il suo corpo invece era in potere di Satana, il quale si serviva della sua bocca per rispondere. Non era quindi lei che ragionava e parlava, ma era Lucifero in persona. Ormai che lei si è liberato, dopo quanto le è avvenuto, cosa potrebbe dire agli altri?

- Voglio esortare tutti ad invocare spesso il Sangue di Gesù Cristo, affinchè questo Divin Sangue purifichi l'anima nostra e ci liberi da ogni astuzia del demonio. Io ne ho provato la grande efficacia. Sono in pace con il Signore; lo prego e lo amo con tutto il cuore e spero essere fedele a Lui con grande riconoscenza per la liberazione ricevuta. -

C'è da ringraziare il Signore e la Madonna del buon esito dell'esorcismo.

COMMENTI

Naturalmente, tutto finito, i presenti all'esorcismo fecero i commenti.

Diceva un professore: Avrebbero dovuto essere presenti a quanto è avvenuto ora certi professori atei! - Un altro disse: Ma il demonio, che è intelligente, sapendo che quello che dice giova alle anime, perché l'ha detto?

- L'ha detto perché è stato costretto dalla volontà divina. -

domenica 21 maggio 2017

Primo "bilancio" del blog

Ho aperto il blog a fine marzo, con l'intento di pubblicare ogni giorno un breve brano tratto dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli. Purtroppo, i risultati sono stati deludenti dal punto di vista delle visite. Ciò è dovuto al fatto che non sono riuscito a posizionare il sito nei primi posti dei risultati del principale motore di ricerca. Evidentemente devo aver commesso degli sbagli. Per questo motivo nelle ultime settimane ho rallentato parecchio nel pubblicare i post, poiché preferivo aspettare che il blog salisse nella graduatoria dei risultati, ma non ci sono stati significativi miglioramenti. A questo punto mi chiedo se valga la pena continuare oppure no, visto che è quasi inutile avere un blog che non appare nella prima pagina dei risultati (è come avere un quadro in casa ma tenerlo nascosto dietro a una tenda). Per il momento preferisco aspettare ancora un po' prima di prendere una decisione.

sabato 20 maggio 2017

Foto di Don Giuseppe Tomaselli (esorcista)

Alcune fotografie di Don Giuseppe Tomaselli, zelante sacerdote salesiano.




giovedì 11 maggio 2017

Mortificazioni interne ed esterne

Una lettrice mi ha chiesto a cosa servano le penitenze corporali.


Carissimo D., (...) vorrei chiederti cosa intende la Madonna a Fatima nel chiedere oltre la preghiera del Santo Rosario, sacrifici e penitenza. Essendo già la vita piena di tante sofferenze, ma più nello specifico vorrei un tuo parere in base alle tue conoscenze a carattere spirituale. Ti ricordo sempre nelle mie povere preghiere, uniti sempre in questo legame spirituale che accomuna tutti i fratelli e le sorelle del mondo. (...)

(lettera firmata)


Carissima in Cristo, 
                                 il Redentore Divino nel Vangelo dice che se non faremo penitenza periremo tutti. Ma ciò non significa che dobbiamo per forza flagellarci, usare il cilicio o altri strumenti di penitenza che producono sofferenza. Anche il semplice rassegnarsi cristianamente ai patimenti della vita (malattie, persecuzioni, povertà, ecc.) è già un bel sacrificio da offrire a Dio, il quale ci ricompenserà abbondantemente in Cielo. Prima di fare aspre penitenze (per esempio autoflagellarsi con lo strumento della "disciplina", come si fa in molti monasteri), per prudenza bisognerebbe chiederne il permesso alla propria guida spirituale, onde evitare di rovinare la propria salute con mortificazioni esagerate.

Inoltre suor Lucia di Fatima nelle sue memorie scrisse che adesso Gesù non chiede più grosse penitenze, ma desidera che pratichiamo fedelmente i doveri nel proprio stato di vita.

Sant'Alfonso Maria de Liguori distingue tra mortificazioni interne ed esterne. Quelle interne consistono nel vincere le passioni, sopratutto quella dominante, mentre quelle esterne consistono nel mortificare i sensi (vista, udito, gola, discorsi) astenendosi dal compiere tutto ciò che può allontanarci da Dio (vedere immagini oscene, ascoltare discorsi cattivi, mangiare in maniera esagerata, fare discorsi oziosi, eccetera).

È bene fare delle piccole penitenze, purché fatte con amore, astenendosi dal compiere azioni che in se stesse non sono immorali. Ad esempio rinunciare a mangiare una caramella o un frutto, salire le scale anziché prendere l'ascensore, evitare di vedere un film lecito in tv, ecc. Queste piccole mortificazioni ci aiutano a rafforzare la volontà nel combattimento spirituale.

In Corde Matris,

Cordialiter

domenica 7 maggio 2017

Orazione mentale

Una studentessa universitaria mi ha chiesto di chiarirle un aspetto dell'orazione mentale.


Caro D.,
               (…) avrei piacere che tu mi spiegassi di più riguardo l'orazione mentale. 

La preghiera non è solo richiesta, è anche lode, è ringraziamento, e per me è anche uno sfogo in quanto sono sicura che il Signore sia l'unico a capirmi e a potermi consolare. Oltre alle preghiere classiche che tutti conosciamo a memoria io prego anche a parole mie. Durante la messa, le adorazioni, prima di addormentarmi, quando a volte sono tra la gente, dialogo con Dio nella mia mente ma lo definirei più un monologo in quanto parlo solo io.

Da quanto ho capito, l'orazione mentale non è solo un monologo ma è anche  ascolto. Se è così vorrei che tu mi spiegassi meglio: come si fa ad ascoltare Dio? 

Spesso io lo percepisco tramite quelle che chiamo "illuminazioni". Mi capita quando leggo (o ascolto) un passo del Vangelo e mi emoziono. Quelle parole mi arrivano al cuore, mi danno una sensazione di calore. È una sensazione bellissima che spero provi anche tu! Le Scritture mi piacciono molto e mi invitano a riflettere (...).

Vorrei tanto riuscire ad ascoltare la parola di Dio e la sua volontà. Io lo prego perché apra il mio cuore alla sua volontà.

Grazie per le tue preghiere e il tuo supporto. Che Dio ti benedica.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                     quando parli con Dio utilizzando “parole tue” che ti sgorgano spontaneamente dal cuore, stai facendo una vera e propria “orazione mentale”. Apparentemente sembra un monologo, ma in realtà, come insegna Sant’Alfonso Maria de Liguori nell’opuscolo intitolato “Modo di conversare continuamente ed alla familiare con Dio”, il Signore risponde con ispirazioni, con lumi interni, con tocchi soavi al cuore, con segni del suo perdono, con saggi di pace, con la speranza del paradiso, con giubili interni, con le dolcezze della sua grazia, con “abbracci spirituali”; insomma ti parla facendoti sentire interiormente il suo amore.

San Francesco di Sales, Santa Teresa d’Avila, e tanti altri santi raccomandano vivamente di fare orazione mentale. A tal proposito Sant’Alfonso, nel volumetto intitolato “Riflessioni divote”, afferma che l’orazione “è la beata fornace in cui s'infiammano le anime dell'amore divino”. 

Nella speranza di aver chiarito il tuo dubbio, ti saluto cordialmente in Gesù e Maria.

Cordialiter

venerdì 5 maggio 2017

Moribondi ostinati

Il caso più comune, specialmente nel sesso maschile, si ha quando è proprio l'ammalato a non volere il Sacerdote, mentre i parenti bramano di averlo.

Qui si tratta di miracolo morale, di vera conversione; si tratta o d'inferno o di Paradiso. Se i congiunti amano davvero il moribondo, non tralascino nulla per la sua salvezza.

I mezzi principali sono: fare celebrare delle Messe, possibilmente in onore della Passione di Gesù; raccomandare l'infermo alle preghiere di qualche Comunità Religiosa; fare a Dio delle promesse. A qualche anima generosa si raccomanda di offrirsi vittima a Dio, per un certo tempo, accettando qualche croce particolare. Con questo cumulo di aiuti spirituali, la grazia di Dio agisce potentemente nel cuore dell'infermo e difficilmente potrà resistere all'invito della grazia.

Quanti peccatori ostinati ho potuto riconciliare con Dio, dopo l'applicazione di questi mezzi!

Una signorina m'invitò ad assistere il padre moribondo, il quale da circa trenta anni non andava in Chiesa. Quando questi mi vide, esclamò: Andate via!

- Ma io sono venuto per aiutarvi a salvare l'anima!

- Ed io non voglio!

- Allontanando me, cacciate Gesù Cristo! - e gli mostrai il Crocifisso. - Non m'importa né di voi né del vostro Crocifisso! Via di qua!

- Non abbiate timore! Gesù vi perdona ogni cosa! Egli per noi è morto in Croce!

- Se è morto in Croce, vuol dire che se lo meritava!...

- ...Ve ne andrete all'inferno, se morite così... -

Che cosa fare davanti ad un uomo così duro e perverso?

Una persona presente si offrì subito vittima a Dio per la sua conversione. Dopo tre giorni fui chiamato: Reverendo, quell'uomo ancora non è morto; desidera confessarsi con voi. - Era completamente cambiato! Si confessò, baciò il Crocifisso e ricevette tutti i Sacramenti; potei ancora comunicarlo parecchie altre volte e poi spirò serenamente.

Ogni giorno quanti di questi peccatori sono alla soglia dell'eternità! I fedeli non dimentichino di pregare ogni giorno per i moribondi, specie se peccatori ostinati. Una semplice opera buona, potrebbe salvare un'anima.

La vittima straordinaria, Josefa Menendez, una mattina fece un sacrificio per amore di Gesù. Nel pomeriggio le apparve la Madonna, che le disse: Quel tuo sacrificio ha salvato un'anima. C'era un peccatore sul letto di morte, prossimo a cadere nell'inferno. Il mio Figliuolo Gesù ha applicato a lui il tuo sacrificio e si è salvato. Vedi, figlia mia, con i piccoli atti quante anime si possono salvare! –


I destituiti dai sensi

I moribondi si aiutino col suggerire buoni pensieri. Anche quando pare che un agonizzante abbia perduto la conoscenza, potrà darsi che ancora comprenda; conviene quindi parlargli un po' forte all'orecchio, nella speranza che comprenda qualche cosa.

Un uomo mi diceva: Sono arrivato all'orlo della tomba; grazie a Dio, sono fuori pericolo, anzi presto lascerò il letto. In quei momenti supremi mi piangevano per morto ed io sentivo tutto. Sentii anche mio cognato che diceva: La mobilia di questa camera ora tocca a me! - Udivo, ragionavo e non potevo muovermi! -

Un'altra volta andai ad assistere un tale, che aveva rissato ed era ricoperto di coltellate. Era dissanguato, dagli occhi vitrei e dal colore cadaverico. Si diceva: E' morto! - Gli suggerii qualche buon pensiero e gli diedi l'assoluzione. Il povero uomo non morì, andai a trovarlo all'ospedale e mi disse: Io sentivo tutto quello che voi mi dicevate in quel momento! -

Questi esempi servano d'insegnamento: Ricordate all'agonizzante la bontà di Dio, la gioia del Paradiso, il vero pentimento di avere offeso Gesù ed il desiderio di confessarsi.

Può avvenire che, avvertita la gravità dei caso, dopo un collasso o uno svenimento, mentre si corre a chiamare il Sacerdote, l'ammalato muoia. Prima che giunga al capezzale il Ministro di Dio, qualcuno dei presenti suggerisca all'orecchio dell'ammalato l'atto di dolore perfetto, con tutto il cuore: Signore, mi pento che ho offeso Voi coi miei peccati!... Perdonatemi i dispiaceri che vi ho dato!... Per i meriti della vostra morte, abbiate pietà di me!... Se potrò, mi confesserò!... -

Alle volte, basta in fine di vita un vero atto di dolore e di amore di Dio, col proposito di confessarsi, per sfuggire alle pene dell'inferno.


Morte apparente

Quando si dice: il tale è morto ora improvvisamente! - ci si può sbagliare. Si è provato che la vita ancora può continuare in modo latente. Difatti si danno dei casi in cui il cosiddetto cadavere, disteso sul letto, dopo parecchie ore o qualche giorno, si muova e riprenda la vita normale, come avvenne l'anno 1952, ad una vecchietta nella città di Modica, la quale, qualche momento prima di essere deposta nella cassa funebre, si svegliò e riprese le attività.

Per questo motivo è prescritto che il cadavere non si seppellisca prima delle ventiquattro ore, dopo avvenuta la morte, la quale potrebbe essere apparente.

Questa istruzione giova, specialmente nelle morti improvvise, per recare qualche aiuto spirituale all'interessato. In questi casi, se il Sacerdote non ha amministrato i Sacramenti, si vada a chiamarlo. Il Ministro di Dio sa come comportarsi; egli dice: Se tu sei ancora vivo, ti assolvo! -

Per un paio di ore dopo la cosiddetta morte, è lecito agire così.

L'aiuto di Dio

Il Padrone della vita è Dio; il medico ad un certo momento dice: Non ho più cosa fare! -

Alle volte Iddio aspetta in quei momenti estremi delle promesse speciali per prolungare la vita ad un uomo. E' bene farne qualcuna, ma con prudenza. Potrà darsi che il Signore accolga la promessa e faccia la grazia o il miracolo; potrà invece chiamare all'altra vita, concedendo però una santa morte che è grazia più importante della prima.

Per esperienza personale, raccomando ai fedeli di appigliarsi alla pratica dei Quindici Venerdì Consecutivi. Sono quindici Comunioni che si fanno al venerdì, ogni settimana; se qualche venerdì non fosse possibile comunicarsi, potrebbe farsi ciò in un altro giorno, prima che giunga il venerdì successivo. In casi urgentissimi può farsi questo in quindici giorni consecutivi. Più sono le persone che si comunicano, più facilmente può ottenersi la grazia. L'intenzione sia questa: Riparare il Cuore di Gesù delle offese che riceve ed ottenere la guarigione.

E' molto diffuso in Italia ed all'estero il manuale dei Quindici Venerdì [...].

Anni addietro fui chiamato ad assistere un moribondo, che era nelle ultime ore; da una settimana era sotto gli spasimi dell'angina pectoris. Gli consigliai di promettere a Gesù tre turni dei Quindici Venerdì; accettò lui e la sposa. Dopo un po' di ore era fuori pericolo. E' ancora in vita e son passati circa 30 anni.

A Barriera del Bosco un bambino di sette anni era in fine di vita per avvelenamento al sangue; aveva perduto la conoscenza. Esortai i genitori, i fratelli e le sorelle a promettere i Quindici Venerdì.

L'indomani mattina tutti si comunicarono. Dopo meno di una settimana il bambino giocava fuori di casa.

Pochi mesi or sono fui invitato ad andare con urgenza in una clinica di Catania, ove stava per morire un giovane, per avvelenamento al sangue in seguito ad operazione chirurgica.

Il caso era disperato. I parenti del moribondo, poco religiosi, si accorsero che solo Dio poteva salvare il congiunto. Mi promisero che non avrebbero più bestemmiato, che sarebbero andati in Chiesa uomini e donne. Consigliai i Quindici Venerdì al moribondo ed ai parenti e Dio intervenne subito. L'ex moribondo oggi attende al lavoro.

Di questi esempi potrei portarne ancora. Alle volte Iddio non dà la salute, ma la santa morte. Ad un infermo, operato di gravissima peritonite, feci promettere i Quindici Venerdì per tutta la vita. Morì lo stesso. Ma che morte edificante! Mi diceva: Reverendo, sia fatta la volontà di Dio! - Esclamava: O Gesù, la mia sete è spasimante! La unisco alla sete che tu hai avuto sulla Croce!... Gesù mio, fa' di me quello che vuoi!.... Accetta i miei dolori in riparazione dei peccati che si commettono nella mia città!... -

Che nobili sentimenti di un uomo, che muore nel fiore degli anni! Quale grazia maggiore di questa?


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli].


 lll

mercoledì 3 maggio 2017

Miracolo ottenuto per mezzo di Don Bosco

Il Santo aveva bisogno di tremila lire, per pagare gli operai che costruivano la Chiesa di Maria Ausiliatrice. Uscì in cerca di denaro. Un domestico appena lo riconobbe, lo invitò ad andare a visitare il suo padrone gravemente infermo. Vi andò. Giunto all'abitazione, gli si fece incontro una signora piangente: - Oh, Don Bosco! Se sapesse da quanto tempo l'aspettiamo! Avrei desiderato che mi avesse ottenuta la guarigione di mio marito; ma adesso è troppo tardi; è quasi alla fine; due giorni addietro i medici tennero il consulto.  
Rispose Don Bosco: - C'era anche la Madonna? Se non c'era la Madonna, il consulto fu incompleto, poichè ci mancava il medico curante. E di che malattia si tratta?  
- La malattia ha preso varie forme e da parecchi mesi è degenerata in idropisia; è stato operato più volte, ma ora è di nuovo gonfio, da fare pietà.  
- Ebbene, se loro si sentono di aiutare la Madonna in un certo affare, nella costruzione della sua Chiesa, io mi proverò a fare guarire dalla Madonna suo marito.  
- Volentieri, le darò qualunque cosa.  
Don Bosco fu introdotto nella camera dell'infermo, che disse: Quanto bisogno ho delle sue preghiere! Non c'è altro che lei che possa cavarmi da questo letto. 
- È molto tempo che si trova in tale stato?  
- Da tre anni; soffro orribilmente; non posso fare il minimo movimento da solo ed i medici non mi danno ormai più speranza di guarire.  
- Vuol fare una passeggiata? 
- Oh, povero me! Non ne farò più; ma... me la faranno fare!...  
- Se ella è d'accordo con la sua signora, la farà oggi con le sue gambe e con la sua vettura.  
- Oh, se potessi avere almeno un po' di sollievo, farei volentieri qualche cosa per le sue. opere!  
- Veda, signore, il momento sarebbe propizio; avrei bisogno di tremila lire.  
- Ebbene, mi ottenga un po' di sollievo ai miei mali ed io verso la fine dell'anno cercherò di accontentarla.  
- Ma io ne avrei bisogno questa sera stessa.  
- Questa sera?... Ma bisognerebbe uscire, andare alla Banca Nazionale, cambiare cedole...  
- E perchè non andare alla Banca? 
- Chi?  
- Lei!  
- Uscire io?... 
- Ma lei scherzai È impossibile!...  
- Impossibile a noi, ma non a Dio! Orsù, dia gloria, a Dio ed a Maria SS. Ausiliatrice! Mettiamoci alla prova.  
Don Bosco fece radunare nella camera tutte le persone della casa, comprese quelle di servizio, una trentina, e le invitò a recitare particolari preghiere a Gesù Sacramentato ed all'Ausiliatrice. 
Finita la preghiera, impartì la Benedizione all'infermo; questi avvertì un fortissimo disturbo addominale, tanto che la moglie si diede a gridare: - Muore! Muore!  
Il Santo soggiunse: - Stia tranquilla, che non muore! Anzi, faccia portare qui i vestiti del marito perché ora dovrà uscire.  
Mentre si facevano i preparativi, entrò il medico curante, che gridò all'imprudenza e tentò di dissuadere l'infermo; ma questi disse: - Sono padrone di me e voglio seguire i suggerimenti di Don Bosco!  
I familiari volevano aiutarlo ad alzarsi ed il Santo li trattenne. In pochi minuti l'infermo era vestito e cominciò a passeggiare per la camera. Si diede ordine che si tenesse pronta la carrozza con i cavalli. Prima di uscire il guarito volle prendere cibo; poi fece, senza aiuto alcuno, quattro rampe di scale, montò sulla vettura, riscosse alla Banca le tremila lire e, ritornato a casa, consegnando l'offerta a Don Bosco, disse: - Sono completamente guarito! Non so come ringraziare!  


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli)

martedì 2 maggio 2017

Testimonianza

Pubblico la testimonianza di una mia amica.


Caro D., finalmente, dopo un tempo difficile e travagliato, ecco una sera silenziosa e tranquilla in cui poter scrivere, come avevo promesso, la mia testimonianza. Con umiltà la porgo a gloria di nostro Signore Gesù, amico fedelissimo e compagno in tutte le vicissitudini della nostra vita. Il mio desiderio è quello di divulgarne una fervente e fiduciosa devozione. Al contempo, un atto di carità al mio prossimo tutto, lontano o vicino e sconosciuto o conosciuto che sia... Non siamo soli, Dio davvero è con noi e ci conduce! 

Ecco: io, tempo fa, sono stata abbandonata dai miei genitori e questo mi ha provocato una profonda ferita... Ho provato rabbia e rancore, un profondo indicibile dolore e lo sgomento perchè non capivo come mai in un momento di difficoltà i miei genitori mi voltassero le spalle. Avevo perduto il mio lavoro e tutto quello che avevo, eccetto mia figlia, unica gioia per me! I miei genitori decisero di aiutare mia figlia e di respingere me. Mi sono ritrovata sola una mattina, erano le quattro. Mio padre per costringermi ad andare via mi picchiò duramente. Ero sconvolta e avevo paura. Ero confusa e non sapevo dove andare. Poi, un incontro, stavo seduta sulla panchina dei giardinetti sotto casa ed erano già le otto circa del mattino. Una mia amica d'infanzia mi venne incontro, una suora laica. Mi abbracciò chiedendomi perchè quell'aria strana e mi confidai. Mi condusse presso l'istituto delle Suore e insieme raccontammo la storia mia e quello che mi era appena accaduto. La Superiora non esitò e mi accolse e soccorse immediatamente. Chiamò le altre sorelle e subito fui ricolma di cure e attenzioni... Quanta dolcezza, quanto affetto e quanta generosità! Pensai che loro fossero quegli Angeli che tutte le sere chiedo al Padre di mettermi accanto. Allora non sapevo ancora cosa sarebbe accaduto. Oggi, dopo due anni, posso raccontarvi che per ben otto mesi sono stata parte della loro comunità: mi hanno curata e amata come una figlia! Abbiamo pregato insieme ogni giorno ed  io ero ben felice di ripagarle con tutta la mia collaborazione. Seguivo i loro tempi quotidiani, condividevo fatiche e riposi. Pregavo ogni giorno con loro, finchè recuperai tutte le mie forze e mi rimisi alla ricerca di lavoro che trovai. Dopo un po’ Gesù mi fece incontrare una coppia di amici d'infanzia. Due bravi ragazzi, giocavamo insieme da piccoli, adolescenti si studiava, si usciva a fare lunghe passeggiate... Adesso, li vedevo sposati e genitori. Io ero stata fuori a studiare e vi ero rimasta. Beh, la gioia di ritrovarci fu tanta e quando capirono che abitavo dalle suore rimasero in silenzio e mi salutarono. Dopo qualche giorno tornarono a cercarmi e mi proposero di andare a vivere nella casa della mamma di lui che, ormai, non c'era più. Non credevo a quello che sentivo e vedevo e cominciai a piangere. La casa aveva una caratteristica che io chiedevo a Gesù sorridendo: un balconcino per vedere l'alba e la natura e curare qualche fiore. Solo Lui sapeva di questo mio desiderio. Solo Gesù era a conoscenza della mia gioia di vedere l'alba e i momenti di contemplazione nel silenzio del mattino...  Non solo l'ebbi ma potei trasformarlo in un piccolo giardinetto pieno di fiori! Che meraviglia!... Due anni dopo, a Natale, a mio padre vengono diagnosticate delle metastasi. A lui non era bastato che io avessi trovato una casa ed un lavoro. Non ero alla sua altezza!! La domenica, quando potevo vedere mia figlia, lui la portava a fare gite fuori porta. Non so spiegarvi quanto dolore e anche quanta rabbia, ma le mie suorine mi consolavano molto e pregavamo insieme affinchè io non tramutassi la rabbia in odio. Esse sempre mi dicevano canalizza le tue energie per fare del bene agli altri. Aprii un guardaroba occupandomi della raccolta di abiti ed accessori per i carcerati e le famiglie in difficoltà. Ho fatto amicizia con tanti volontari e persone di fede autentica con le quali pregare. Se ripenso a tutto questo sorrido perchè mi sembra di essere una donna ricchissima di gioia e vedo che nella mia vita splende un sole caldo e immenso. Papà è morto all'alba del lunedì di Pasqua e non ci siamo dati un abbraccio, uno sguardo e neppure un saluto. Io andavo a trovarlo in ospedale e rimanevo fuori dalla porta della sua stanza, regolarmente aperta. Lo guardavo da lontano e poi andavo via. Mia madre mi ha fatto la sua prima telefonata il giorno del Sabato Santo dicendomi che papà aveva perso conoscenza e che, se volevo, potevo andare. Sapevo che non era vero! Papà è rimasto lucido e consapevole fino alla fine (…). Il travaglio spirituale di quegli ultimi giorni, per me, è stato terribile. Pensieri, dubbi, sentimenti contrastanti, dolore, amarezza... Il mio abbandono e come perdonarlo? Non ci riuscivo e continuavo a pregare, a chiedere scusa a Gesù per i miei pensieri e la mia rabbia, e avevo paura che la mia spiritualità venisse meno. Il lunedì di Pasqua stavo seduta in una camera mortuaria accanto ad un uomo che mi aveva fatto soffrire incredibilmente, un non credente ed era mio padre! Cominciai a domandarmi se ad avere ragione non fosse lui. Ero inquieta, non riuscivo a starmene lì seduta in silenzio. I dubbi cominciarono ad insinuarsi con crescente insistenza e cominciai anche a rimproverarmi di essere un'ingenua che crede a tutto. Non so dire la misura della mia sofferenza e neppure di quanto mi sentissi stupida e inutile in quel momento!! ... Per l'incapacità di riuscire a sopportare quello stato d'animo e per mettere a tacere sentimenti, pensieri ed emozioni, tirai fuori dalla borsa la mia coroncina di legno. Non ricordavo più i misteri del rosario che recito ogni giorno! Fa nulla, riflettei, lo faccio comunque! Dopo non stavo ancora meglio e pensai di fare la coroncina della misericordia, pasticciai un po’ all'inizio perchè le preghiere mie quotidiane non me le ricordavo più, stando lì in quel luogo, in quella circostanza, in balia di quel tormento! ... Invece, pregai e pregai ancora, finchè non fui certa che ormai stavo bene ed avevo messo a tacere ed avevo allontanato dal mio cuore ogni tentazione ed ogni dubbio. Conclusi che avevo fatto una veglia per mio padre di almeno tre ore, pur non avendolo desiderato né programmato. Al funerale arrivai prima della salma e la Chiesa era vuota. Ero in fila centrale al primo banco e aspettavo l' uomo che mi aveva fatta soffrire e volevo consegnarlo personalmente a Dio, per avere la mia giustizia. Ma Dio si commosse davanti alla mia sofferenza e quando mi alzai per prendere posto nella fila laterale primo banco, tutti si alzarono e mi sedettero intorno. Mi abbracciavano e mi baciavano e mi stringevano forte le mani. Accompagnai mio padre serena quel pomeriggio con l'Adorazione Eucaristica presso la cappella delle suore e non lo avevo programmato! Ho capito cosa mi ha voluto insegnare Gesù: il perdono!!!
Io non sapevo perdonare e Gesù mi ha accompagnata mano nella mano facendomi vedere cosa voleva che facessi: pregare! Voleva che confidassi in Lui e che mi fidassi di Lui. Ha raccolto la mia sofferenza e l'ha tradotta in serenità. Ha preso il mio senso di abbandono e mi ha fatto sentire figlia del Padre nell'affetto delle persone presenti. Ha preso i miei dubbi e mi ha dato la certezza.

Non abbiate paura, chiunque voi siate e ovunque voi siate, se vi sentite soli e abbandonati, abbiate la certezza che così non è. Gesù ci ama e davvero è in mezzo a noi! Abbiate solo il coraggio di cominciare a pregare e Lui vi verrà incontro. Non siamo soli e questa sia la nostra vera gioia.
In Gesù e Maria un caro e fraterno saluto. 

(Lettera firmata)