Visualizzazioni totali

Questo blog è gestito da un estimatore di Don Giuseppe Tomaselli. Per contatti: cordialiter@gmail.com

mercoledì 16 agosto 2017

Contro la carità

Una tentazione forte e non rara è quella contro la carità, che dalla semplice antipatia può passare all'avversione ed all'odio. Quando si riceve un rifiuto, un'umiliazione, una grave offesa, resta ferito il naturale amor proprio, o superbia. Sorge subito nella mente un cumulo di pensieri tendenti all'avversione e, se non si sta vigilanti, si progettano disegni di vendetta. Finché nel primo momento tutto si svolge nella mente, senza il controllo dell'intelligenza e senza l'accettazione della volontà, manca il peccato, perché si tratta solo di atti istintivi. Ma appena si rientra in se stessi, bisogna reagire alla tentazione per non soccombere. Il demonio approfitta del momento propizio per soffiare sul fuoco e fare sviluppare un grande incendio da una piccola favilla. Si suggerisce cosa fare: 

1. - Appena ci si accorge dell'assalto diabolico contro la carità, subito chiudere la porta della volontà, dicendo: - Signore, non intendo acconsentire ai pensieri ed ai sentimenti, che possono offendere la carità! - Compiendo quest'atto di protesta, si resti tranquilli. 

2. - Se in seguito si affacceranno alla mente i torti ricevuti, le parole offensive udite ed i mali trattamenti, non si stia a ragionare, perché più si vuol ragionare e più l'amor proprio ferito, sobillato dal demonio, reclama i suoi diritti. Guai a secondare la superbia ferita! Rimedio efficace assai è il dire: Gesù, come Tu perdoni a me i peccati, così io perdono, agli altri i torti che mi fanno! - Ovvero dire: Gesù, ti offro la mia pena a penitenza dei miei peccati! - Ed è ancor meglio dire: Gesù, benedici chi mi ha offeso! Ricambia con gioia e benedizione chi mi ha dato tanta amarezza! - Quando saltuariamente si presentasse alla mente l'immagine di chi abbia mancato verso di noi, si approfitti per dire un'Ave Maria per l'anima sua. Chi si comporta così, ottiene vittoria, acquista fortezza, mette in fuga il demonio e si unisce di più a Gesù. Quando si riceve la Comunione o si recita il Rosario, la prima persona per cui pregare sia quella verso la quale si sente avversione. Se Dio presenta l'opportunità di essere utile a chi abbia mancato nei nostri riguardi, non si lasci sfuggire l'occasione.


(Brano tratto da "Combattimento spirituale" di Don Giuseppe Tomaselli).

lll